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Awards: 19 January 2016, Sands Theatre, Marina Bay Sands

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2 Feb 2015

Prudential Eye Awards e Art Stage: gli italiani conducono la Settimana dell'Arte a Singapore

Prudential Eye Awards e Art Stage: gli italiani conducono la Settimana dell'Arte a Singapore 

di Giovanni Gasparini

Dal 17 al 25 di gennaio, quando ancora il mercato dell'arte occidentale sonnecchia nella lunga pausa invernale, Singapore diviene per una settimana il centro d'attrazione per l'arte contemporanea, grazie alla convergenza di molteplici iniziative, fra cui due di particolare rilevo: il premio e l'esibizione di artisti del sud-est asiatico promosse da Prudential, e la fiera Art Stage Singapore, entrambe accomunate da una direzione italiana.
Ad inaugurare la settimana è stata infatti la presentazione dei lavori di un ampio numero di finalisti delle sei categorie del premio Prudential Eye Awards dedicato ad artisti emergenti dell'area sud-est asiatica, tenutasi il 20 gennaio all'avveniristico Museo della Scienza e dell'Arte.
Il premio, giunto al suo secondo anno, è frutto dell'iniziativa e della guida di Serenella e David Ciclitira, collezionisti e fondatori di Parallel Contemporary Art, a cui fa capo un'ampia rete di contatti del mondo dell'arte regionale, tramite i quali sono stati individuati i 18 finalisti fra gli oltre 100 artisti nominati, tramite un processo di scoperta di nuovi talenti meritevoli e forse anche fin troppo ‘democratico' che ha coinvolto oltre un centinaio fra curatori ed esperti e inizialmente oltre 500 artisti.
I vincitori delle sei categorie divise per medium (a cui va un premio di 20mila dollari) hanno nomi ancora poco conosciuti in Europa, ma possono dare una prima idea per chi voglia avvicinarsi anche come collezionista a questo ambito geografico in espansione, ma in qualche modo finora ‘soffocato' dalla preminenza cinese.
Quattro dei sei artisti vincitori sono quarantenni, e le loro opere svelano infatti una certa maturità, a partire dall'uso originale e narrativo dei trittici fotografici del malese Sherman Ong, ai disegni architettonici di Mithu Sen, allo stesso tempo riproduzioni della tradizione architettonica indiana e discrete decorazioni ‘site specific' a dialogo con altre opere, per passare alle ingannevoli sculture classicheggianti della coreana Shin, pazientemente ricavate nel sapone, già presentante nell'estate scorsa a Londra alla Saatchi Gallery con una serie di lavori ispirati alla porcellana cinese.
Infine, il gruppo giapponese di performer/videoartisti ChimPom è stato premiato quale vincitore assoluto e pertanto avrà l'onore di presentare i propri lavori a settembre alla Saatchi Gallery a Londra, opera dall'esito imprevedibile data la natura irriverente e in qualche modo anarchica dimostrata dal gruppo.
Secondo i fondatori del premio ed in particolare Serenella Ciclitira, con cui abbiamo avuto modo di discutere l'origine e il motivo di queste iniziative, questa piattaforma rappresenta un trampolino essenziale per accrescere la visibilità degli artisti provenienti da una scena locale con una ridotta presenza di istituzioni museali e allo stesso tempo, soprattutto in paesi come la Malesia, con una scarsa presenza di gallerie, il tutto in un contesto in cui manca ancora una dimensione ‘continentale' come può essere, invece, quella di cui godono gli artisti europei.
Allo stesso tempo, essendo un'iniziativa di carattere culturale, il premio può permettersi di investigare artisti emergenti secondo un criterio qualitativo e non d'immediato successo commerciale.
La connessione con l'ambito occidentale, infine, grazie al coinvolgimento della Saatchi Gallery, garantisce una piattaforma ancora più ampia a livello globale.
Inoltre, lo sponsor Prudential svolge da alcuni anni (dal 2008) un'importante funzione di promozione dell'arte nel sud-est asiatico, promuovendo esibizioni su base nazionale in Indonesia, Malesia, Corea, Hong Kong e quest'anno Singapore, a cui sono tradizionalmente associate pubblicazioni edite dall'italiana Skira; in occasione della settimana di Singapore infatti, oltre ai lavori dei finalisti del premio sono stati esibiti una serie di 40 lavori di 17 artisti locali.
In effetti a Singapore esiste un'area dedicata alle gallerie d'arte, nota come Gillman Barracks poiché si tratta di una ex area militare riconvertita.
Le sinergie con la fiera d'arte che ha aperto i battenti il 21 gennaio per quattro giorni sono, pur nella diversità degli scopi, evidenti.
Art Stage Singapore, giunta alla sua quinta edizione, mira esplicitamente (come indicato dal suo fondatore, l'italiano Lorenzo Rudolf) a divenire la piattaforma di riferimento per tutte le gallerie del sudest asiatico.
L'area di riferimento è potenzialmente enorme in termini di popolazione e geografici: fra le 152 gallerie presenti si è notata una forte presenza giapponese, ma anche un nucleo di gallerie del Pacifico, australiane e neozelandesi, che presentano in diversi casi arte aborigena con valori medi fra 5mila e 25mila dollari.
I valori commerciali presenti sono piuttosto ampli ma essenzialmente rivolti verso la fascia medio-bassa del mercato, salvo alcune eccezioni relative alle poche presenze di arte moderna, quali l'indiana Delhi Art Gallery con nomi affermati come Raza, Singh e Souza, o International Art con una personale di Botero.
Menzione a parte per la coraggiosa iniziativa dell'italiano monegasco Toninelli che, insieme alla tedesca Die Galerie, ha presentato una collezione museale di 55 lavori di Masson, ufficialmente non in vendita ma parte di un più ampio progetto di lungo periodo di interessamento delle realtà locali all'arte occidentale.
Presenti anche alcune grandi gallerie europee come White Cube, che ha dichiarato la vendita dell'opera più costosa, un'enorme composizione di farfalle rosse di Damien Hirst per 1,6 milioni di dollari.
Fra i lavori occidentali, spicca la presenza di Andy Warhol, offerto in diversi stand, e della coppia inglese Gilbert&George, presente in carne ed ossa a firmare libri oltre che con diverse opere sempre da White Cube e dalla locale Arndt.
Difficile indicare linee guida nell'ambito di una fiera assai variegata per presenze, ma balzano agli occhi due elementi: la dimensione sempre più elefantiaca delle tele e una presenza sempre più ingombrante di colori forti, legati per di più o a virtuosismi tecnici, come nel caso dei pittori malesi selezionati per ‘occupare' le pareti perimetrali della fiera, o alle esigenze decorative che mal si conciliano con una concezione ‘alta' dell'arte tipica della visione occidentale.
Ad essere onesti, anche le gallerie occidentali, come la commerciale Contini, hanno più che sposato questa linea di decorativo e derivativo, come le pitture da garage presenti nella galleria italiana o le imbarazzanti copie di Bacon della Gordon Gallery.
Ma forse sono critiche ingiuste che derivano dall'applicazione di occhi e mentalità occidentali ad una realtà che deve necessariamente essere diversa; di certo non si sono viste opere destinate a creare dibattiti o scandalo: si ha l'impressione che la perfezione e pulizia di Singapore abbiano fatto piazza pulita anche della creatività e del valore politico e sociale dell'arte contemporanea.